Cristiano Ronaldo, una donna non è una macchina!

Traduzione di Roberta Trucco da Cristiano Ronaldo, la mujer no es una fábrica della scrittrice, giornalista e attivista svedese Kajsa Ekis Ekman

Quando Cristiano Ronaldo ha confermato, attraverso il suo account Instagram, che era diventato padre di due gemelli, ha ricevuto ben 8 milioni di “mi piace” e sono stati pubblicati nel mondo 290, 300 articoli sul tema. 71,000 di questi contenevano la frase “molto felice”. C’era solo una cosa che non è mai apparsa: il nome della madre. Chi? Come era stata la sua gravidanza? come si sentiva dopo la nascita? Quante volte al giorno pensava al bambino che non vedrà mai più? Ronaldo non l’ha mai menzionata e l’unica cosa che si sa è che è americana e che ha ricevuto euro 200,000 per i due bambini.

Nel dibattito sulla maternità surrogata questo atteggiamento è tipico. Nei media se ne parla come di un modo per avere figli, non come di un modo per perdere un figlio, nonostante l’evidenza che questa è la differenza che caratterizza la surrogacy da ogni altro sistema di riproduzione. La prospettiva dei media è generalmente quella dei compratori: i loro sentimenti, i loro desideri (spesso chiamati necessità) abbondano. Le madri rimangono anonime, come fossero delle operaie in una industria che produce bambini. Come per il precedente figlio di Ronaldo, sua sorella ha confessato in una intervista, che la sua origine gli fu nascosta: “gli diciamo che sua madre sta viaggiando. A un certo punto non ha più chiesto di lei, così gli abbiamo detto che era in cielo”.

Nessuno sembra interessato a volere alzare la voce per dire ciò che ovvio: questo è uno sfacciato crimine contro i diritti delle donne e dei bambini. In accordo all’articolo 7 della Convenzione dei Diritti dei bambini, ogni bambino ha il diritto di stare con i suoi genitori. La maternità surrogata, sia quella commerciale che quella altruistica, viola questo fondamentale diritto. Nella surrogacy i bambini perdono le loro madri e le madri perdono i loro bambini. Questo non viene detto, viene rimosso. E, siccome questa è una industria (non fatevi prendere in giro dalla poesia romantica della donna generosa che lo fa gratuitamente, la surrogacy altruistica non raggiunge nemmeno il 2% dei casi) le ragioni sono puramente economiche. Lasciatemi essere molto chiara: la Surrogacy è il mercato/tratta dei bambini. I ricchi comprano, i poveri vendono.

Non c’è nulla di progresso o di postmoderno in questa pratica: è lo stesso dello sfruttamento delle donne e dei poveri. Studio tutto ciò, che preferisco chiamare utero in affitto, dal 2006. Ho visto questa industria crescere e gli scandali sono sempre più frequenti ogni giorno che passa. Come il miliardario giapponese che ha comprato 16 bambini da differenti Cliniche Thai- ne voleva comprare 100! Cosa può fare un uno scapolo con 100 bambini? Chi lo sa? O come la coppia spagnola che si è infuriata perché i gemelli non erano di entrambi i sessi e si è rifiutata di pagare le spese ospedaliere della madre surrogata. La madre surrogata, Kelly Martinez dice che “ hanno pagato extra per avere un maschio e una femmina ed erano veramente tristi quando scoprirono che non erano di entrambi i sessi.” Stressarono così tanto la Martinez che lei sviluppò la Preeclampsia, che può portare alla morte. Non si può dire altro che questa coppia si è comportata più come dei clienti che come dei genitori. O quando in Asia le mafie hanno scoperto questo industria così lucrativa nel 2010, e hanno incominciato a usare le stesse strategie che si usano per adescare le donne nella prostituzione: rapire giovani ragazze, intrappolarle e usare i loro corpi. Quante coppie Europee hanno avuto bambini nelle cliniche in Cambogia o Tailandia che sono in verità delle prigioni e non delle cliniche?

Questi scandali non sono delle eccezioni che scompariranno con la regolamentazione, sono invece i segnali di una industria che fa delle donne delle fabbriche, che immette i bambini nel mercato e fa della gravidanza un servizio. Sono i segnali di un capitalismo senza confini, senza limiti, ne geografici ne etici. Si vende persino la vita stessa ma le campagne pubblicitarie parlano di Amore e Libertà! Oggi non si esporta solo la produzione dai paesi asiatici, ma anche la riproduzione. Oggi, chiunque appartenente alla classe media europea può avere un bambino senza affrontare i rischi di una gravidanza e del parto. Basta semplicemente trasferire il proprio materiale genetico e una messicana o ucraina resterà incinta al posto nostro. La donna surrogata sopporta i rischi fisici, prende peso, vomita, sentirà le contrazioni, la sua vita si interromperà, e vivrà tutte le fasi della gravidanza. Farà tutto ciò che fa una madre senza meritarne il titolo.

Si può essere contro l’utero in affitto per diversi motivi. Per me, essere femminista significa che non posso chiudere gli occhi difronte alle profonde caratteristiche patriarcali di questa industria, dove la maternità diventa un servizio a disposizione degli altri e la genitorialità invece diventa sacra. L’utero in affitto mette in pratica le parole di Apollo nell’ Orestiade: non è la madre che genera colui che chiama suo figlio; non è che l’infermiere del nuovo seme…” . la madre – donna surrogata è sfruttata dalla madre e rinnegata da lei. Chiunque parli di surrogacy come una espressione di autonomia non ha letto i contratti di questa pratica nei quali la autonomia viene annullata del tutto. Chi decide quali ormoni devono essere presi, quali trattamenti devono essere fatti, quali i parametri per attuare un aborto, quando fare una amniocentesi, e addirittura se si possono avere rapporti sessuali? Non la madre surrogata!

Essendo Marxista, oltretutto, giungo alla conclusione che affittare gli uteri sia il raggiungimento, senza metafore, di ciò che Georg Lukas chiamò Reificazione, cioè rendere l’essere umano un oggetto. Mentre il lavoratore non ha la sensazione di essere venduto, la madre surrogata, è chiaramente venduta. La madre surrogata non è l’appendice di una macchina, è la macchina stessa. Non vende il frutto del suo lavoro, vende la sua stessa carne. La maternità surrogata causa un immediato corto circuito nella teoria dell’alienazione. È come se tutti gli altri esempi di alienazione fossero una metafora e questa fosse la vera origine della parola. Comunque per essere contro è sufficiente essere umani: è sufficiente aderire ai concetti fondamentali dei diritti umani; un essere umano non dovrebbe essere comprato e venduto. Neanche i bambini dovrebbero essere venduti.

Basterebbe applicare le leggi che abbiamo nel mondo alla pratica della maternità surrogata, cosa che curiosamente non si fa. La maggioranza dei paesi proibisce la tratta degli esseri umani, tuttavia i filosofi hanno fatto un buon lavoro per convincerci che affittare gli uteri è un’altra cosa. Ma, negli ultimi anni, sempre più paesi stanno scegliendo di bandire questa pratica. India, Tailandia, Cambogia e Messico hanno legiferato contro questa industria. L’ultimo paese che sta legiferando per bandire questa pratica è il mio, la Svezia, dove i sondaggi ufficiali affermano che la maternità surrogata pone rischi troppo alti per le donne e i bambini. Ricordando anche ciò che afferma il parlamento europeo che “ condanna la pratica della maternità surrogata che mina la dignità della donna, perché utilizza i loro corpi e le funzioni riproduttive come materie prime” Spero che la Spagna seguirà questo sentiero tracciato dagli altri paesi. La battaglia contro la surrogacy sarà la grande battaglia femminista.